La rivoluzionaria svolta pastorale di Papa Francesco nei sei anni di servizio petrino

Ricorre l’ anniversario dell’ elezione  di Papa Francesco e l’attenzione va posta  sulla rivoluzionaria  svolta pastorale  gradualmente  avvenuta nei sei anni del suo pontificato.  Proprio così ! sei anni sono trascorsi  da quel pomeriggio del 13 marzo 2013 quando, a poco più di 24 ore dall’inizio di un conclave straordinario, perché in seguito alle dimissioni di Benedetto XVI, veniva eletto per la prima volta nella storia un Papa nato in Argentina e non europeo.

Emozione, gioia e soddisfazione si toccavano quasi con mano per il nome di FRANCESCO scelto dal  nuovo PAPA. Unanimi i consensi dopo la sua prima apparizione pubblica con quel saluto inusuale “buona sera”, accompagnato da quell’atteggiamento di semplicità ed umiltà che ha indotto tanti ad esprimere sui social la loro gratitudine, che possiamo sintetizzare  con queste parole: “Grazie per avere chinato il capo e chiesto la benedizione di Dio attraverso la nostra preghiera. Grazie per essere venuto “dalla fine del mondo” per evitarci la fine del mondo ed aprirci alla conversione.”

Un pontificato davvero innovativo questo di Papa Francesco in questi sei anni, con una serie di messaggi e riforme che mirano unicamente a richiamare tutti i cristiani all’essenzialità dei valori evangelici, testimoniando la propria fede nell’ unico salvatore che è Cristo, venendo incontro alla sensibilità di oggi, in maniera limpida e coraggiosa, scevra da qualsiasi forma di ipocrisia, comunque camuffata.

Emblematico il suo rapporto familiare con quanti lo avvicinano, provenienti da qualsiasi terra, cultura, razza o religione, e di così palpabile e radicale vicinanza  evangelica verso i poveri.

Le sue aperture morali, prima quasi impensabili,  unicamente finalizzate a recuperare i peccatori, gli hanno alienato la simpatia di una certa fascia di credenti che paventano un distacco dai principi ritenuti intoccabili.  Confondendo  il piano pastorale con quello dogmatico, la cui intangibilità  da Papa Francesco sempre è stata e viene espressamente ribadita. Con l’indicazione a concentrare l’attenzione sulla persona concreta che bisogna recuperare con un cammino progressivo, partendo dalla sua situazione particolare con le sue  fragilità e la sua condizione sociale.

Insomma una pastorale molto impegnativa quella di Papa Francesco  sulla centralità della persona concreta,  con un occhio costante all’ideale  verso cui sempre avvicinarsi. Un Dio misericordioso quello annunciato continuamente con la sua pastorale da Papa Francesco. Un Dio-Padre  che propone e nulla mai impone, rigorosamente rispettoso del dono della libertà. Un Dio sempre  misericordioso, perché segue il cammino di ciascuno con il suo amore, pronto  a curare le ferite ed abbracciare da Padre i suoi figli. Un Dio che, anche se non amato, ama comunque con amore preveniente.

E per tutto questo vediamo un Papa che abbatte continuamente ogni formalismo, parlando spesso della necessità di prestare attenzione alle periferie geografiche ed esistenziali.

Ed è doveroso ricordare che comunque la Chiesa incarnata nella storia sempre si è trovata e si trova coinvolta nel travaglio socio-culturale-spirituale dell’umanità , con l’impegno a essere feele ai perenni valori del Vangelo, pur con tutto il carico della sua umana fragilità. E proprio da questa fragilità, di cui non fa mistero, parte Papa Francesco centrando la sua azione pastorale sulla misericordia. Un richiamo alla misericordia che non trova preparato una certa fascia di cristiani, ivi compreso un certo numero di preti e di vescovi che nell’azione pastorale preferiscono il rigorismo restrittivo dei canoni del diritto canonico.

Nel mentre  affascina invece le folle lo stile ministeriale di questo  Papa, in cui si nota l’uomo Bergoglio, che vuole davvero essere il padre di tutti. E molti, proprio molti apprezzano  la testimonianza  viva del suo travaglio  umano, culturale e spirituale  nel vivere, incarnare il Vangelo della misericordia  e proporre la fede. Non sfuggendo mai ai problemi, rispondendo sempre a tutti su tutto, con spontaneità, franchezza e coraggio nel vivo delle situazioni, con l’azzardo ed i rischi che ciò comporta.

Un comportamento ed insegnamento che – si badi bene – non è garantito  dall’infallibilità. Quell’infallibilità che invece è garantita con una particolare illuminazione dello Spirito, come esplicitamente promesso da Gesù,  solo quando in materia di fede, come Papa dovesse parlare, come si dice in termine tecnico-teologico, “ex cathedra”, cioè  come maestro per “confermare nella fede i fratelli”.

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Diego ACQUISTO


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