Per un vero cristiano «La partecipazione alla vita politica è un dovere morale»
Sul referendum sulla giustizia
Per un vero cristiano «La partecipazione alla vita politica è un dovere morale»….un dovere morale che deve essere vissuto come servizio alla giustizia, … come servizio alla pace, come servizio alla dignità umana; «senza promuovere opzioni di parte, …la nostra missione è quella di contribuire a formare le coscienze, illuminarle con il Vangelo e risvegliare l’impegno civico dei fedeli». —Concetti tutti questi……ripresi, letteralmente, dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa,…..concetti ripresi la Commissione permanente della Conferenza episcopale italiana, la CEI — che ha scritto nei giorni scorsi un messaggio…..un messaggio rivolto anzitutto ai Parroci e quindi a tutti i sacerdoti in genere …. e quindi, per loro tramite anche a tutti i fedeli…. in vista del Referendum Costituzionale sulla Giustizia……del prossimo 22-23 marzo……..L’obiettivo espressamente dichiarato è di spingere tutti alla partecipazione responsabile …. ed informata …responsabile e coscienziosa a dei fedeli in questo momento importante per la vita del nostro paese Italia….
Un popolo direttamente chiamato ad esprimere la propria sovranità …..chiamato direttamente e non tramite i propri rappresentanti…cioè senatori e deputati che già si sonoespressi…….ma trattandosi di materia sommamente importante…la stessa Costituzione prevede che si possa esprimere….per un parere definitivo…si deve esprimere direttamente il popolo…..perché il principio fondante della democrazia è che … “la sovranità appartiene al popolo”….. Quindi —-indipendentemente dall’esito … mi piace guardare a questa data del 22 e 23 marzo… come ad una FESTA della DEMOCRAZIA….una vera a propria festa della democrazia—Domenica 22 e lunedì 23….nel pomeriggio del 23 FESTA della Democrazia—-è il popolo che a MAGGIORANZA decide….o per il SI’ alla Riforma della Giustizia o per il No….comunque… FESTA della DEMOCRAZIA…Esercitare perciò il diritto di voto, si legge nel testo,
«è una manifestazione concreta di responsabilità civica, un mezzo legittimo per ricercare il bene comune ed espressione di una democrazia diretta, solida ed edificante….su un tema delicato come quello della Giustizia che interessa tutti……
I Vescovi italiani chiedono ….. e sottolineano….(come personalmente io mi auguro…ed anzi vorrei dire… sono sicuro…) che l’elevato tasso di astensione registrato in precedenti Referendum …..questa volta non si verifichi….anche perché in questo tipo di Referendum istituzionale non c’è quorum….e quindi il risultato sarà comunque valido…a secondo come deciderà la maggioranza dei cittadini votanti…. Decidono quelli che vanno a votare…..e quindi l’esaltazione massima della democrazia che si manifesta nella sovranità del popolo….sovranità popolare a cui tutti glia altri poteri….sia quello politico….sia quello giudiziario devono piegarsi….perché la sovranità—-è il principio cardine della democrazia…la sovranità appartiene al popolo…..
Alcuni giorni fa un gruppo di giovani …..e meno giovani…. mi ha chiesto qualcosa, in merito alla posizione della Chiesa cattolica italiana, proprio sul questo Referendum …….La qual cosa che mi ha sollecitato a rileggere il testo ufficiale del Comunicato dell’ Ufficio della CEI…..cioè della Conferenza Episcopale italiana.
A commento di tutto si dice , testualmente… «La Conferenza Episcopale Italiana non è entrata nel merito della questione con indicazioni di voto. (bis…).
Si tratta, infatti − scrive il Direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per le comunicazioni sociali, Vincenzo Corrado – di una questione opinabile, …..si una questione opinabile …. Opinabile secondo la definizione del Codice di diritto canonico ed opinabile anche secondo la Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede circa “alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”. Questi due testi ricordano anche che per i temi appunto opinabili non bisogna presentare la propria tesi come dottrina della Chiesa (cf. can. 227)»; il testo integrale si trova sul sito CEI.
La questione su cui insiste il testo è l’opinabilità di alcuni temi e il non poter presentare le proprie idee e scelte come approvate dalla Chiesa,……. Su questo secondo punto la Gaudium et spes (n. 76) è di una chiarezza cristallina: l’impegno in politica è fatto, dai laici, «in proprio nome, come cittadini, guidati dalla coscienza cristiana». E su questo….Vorrei esprimere un personalissimo parere….parere sul problema della opinabilità. Il termine “opinabilità” compare nel canone citato. Cioè …il can. 227 recita: «È diritto dei fedeli laici che venga loro riconosciuta nella realtà della città terrena quella libertà che compete ad ogni cittadino; usufruendo tuttavia di tale libertà, facciano in modo che le loro azioni siano animate dallo spirito evangelico e prestino attenzione alla dottrina proposta dal magistero della Chiesa, evitando però di presentare nelle questioni opinabili la propria tesi come dottrina della Chiesa».
Pertanto…è ovvio che, come il Concilio Vaticano II ha più volte ribadito, nessuno può presentare la sua opinione come dottrina della Chiesa, ma resta il dovere di esercitare la propria libertà «animati dallo spirito evangelico» e guidati dall’insegnamento della Chiesa.
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Ora – passando alla Nota dottrinale (che porta la data del 24 novembre 2002 − ndr) – va precisato che il termine opinabilità non è mai citato. Invece sono presentate, al n. 4, alcune «Esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili nell’azione politica dei cattolici». Esse, in sintesi, sono:
no all’aborto e all’eutanasia
tutela dei diritti dell’embrione umano
tutela e promozione della famiglia
libertà di educazione
tutela sociale dei minori
liberazione delle vittime dalle moderne forme di schiavitù
diritto alla libertà religiosa
sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, del principio di solidarietà umana e di quello di sussidiarietà.
promozione della pace
(cf. Nota dottrinale, 4).
Si aggiungerà poi la tutela dell’ambiente con diversi interventi magisteriali (da Paolo VI in poi) e, soprattutto, con la Laudato si’ di Papa Francesco, del 2015.
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Una precisazione storica: il testo della Nota porta la firma dell’allora card. Joseph Ratzinger, – poi Papa Benedetto XVI… prefetto della Congregazione. Una precisazione sui contenuti: l’elenco delle esigenze etiche è in ordine antropologico, cioè segue lo sviluppo della persona dalla nascita al suo porsi nel mondo, e non di importanza, cioè i primi riferimenti sono «non negoziabili» e gli ultimi si, o viceversa.
Quindi tutti i cattolici impegnati in politica, indipendentemente dal partito o schieramento sono tenuti a seguire fedelmente tutte, nessuna esclusa, queste indicazioni etiche.
Come si evince, anche da una rapida lettura, alcuni dei principi morali enunciati sono stati fatti propri e tradotti in progetti politici e legislativi da alcuni partiti e/o schieramenti, piuttosto che da altri.
Il problema si pone, allora, per i cattolici nel momento in cui appartengono a quelle compagini politiche che si battono per qualcosa che è contraria alla fede. In questo caso l’appello alla coerenza si deve tradurre in obiezione di coscienza perché nessuno di questi principi è opinabile.
E detto e chiarito questo….a scanso di equivoci….
Il referendum prossimo del 22 -23 di questo mese … tocca profondamente il potere giudiziario della nostra Repubblica e, di conseguenza, l’amministrazione della giustizia e la stabilità della nostra democrazia.
Personalmente credo fermamente che la posta in gioco abbia una sua gravità, per cui non possiamo ridurre il «sì» o il «no» a una preferenza o rifiuto dell’attuale maggioranza. Non stiamo per esprimere una preferenza per una coalizione partitica ma il «sì» o il «no» sono per una riforma che riguarda un potere della Repubblica, con risvolti seri e decisivi per il bene del Paese. In ciò è l’aspetto etico fondamentale.
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La Nota dottrinale pone come esigenza etica fondamentale e irrinunciabile anche lo «sviluppo e rispetto della giustizia sociale», principi di giustizia sociale….tutti intesi come principi cardine… sia umani che cristiani (Nota dottrinale, n. 5).
Le domande, su cui fare discernimento personale e comunitario come cattolici, mi sembrano essere queste: il mio voto migliora lo «sviluppo ed il rispetto della giustizia sociale» (Nota)?
«Il mio voto promuove l’uguaglianza e la partecipazione»….secondo l’insegnamento di Papa Paolo VI, nell’enciclica Octogesima adveniens, n. 24 ?
«Il mio voto…assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di eleggere che controllare i propri governanti, secondo l’insegnamento di Giovanni Paolo II nella Centesimus annus, del 1991 al n. 46) ?
Tutti interrogativi che costituiscono un motivo in più per esortare i Parroci e comunque presbiteri in genere a «incoraggiare il popolo di Dio a informarsi, discernere e partecipare attivamente recandosi alle urne, ricordando che il futuro della nostra Italia si costruisce anche sull’impegno comune…. sull’impegno che assumiamo anche ….. con questo Referendum …..”.