Lo stupendo monologo di Benigni del 2006… e quello del 2025 su PIETRO

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«Pietro. Un uomo nel vento», il monologo di Roberto Benigni in onda questa sera su Rai 1

Quel colpo di fulmine

L’Oss.Rom.10 dicembre 2025

di Paolo Ondarza

«Per guidare la Chiesa, Gesù non sceglie l’apostolo perfetto, no: Gesù sceglie il più umano, quello che è caduto più in basso. L’ultimo. Forse proprio per questo la Chiesa è riuscita a durare attraverso i secoli. Perché la sua forza nasce dalla fragilità.

E infatti la storia di Pietro non finisce con il rinnegamento, e la crocifissione di Gesù. Anzi, in un certo senso, comincia proprio qui».

Rapisce, senza cali d’attenzione, Roberto Benigni mentre da un palco allestito alle spalle della Basilica vaticana si esibisce in un monologo di circa due ore, trasmesso da Rai 1 questa sera in prima mondiale.

Pietro. Un uomo nel vento è il titolo della co-produzione Stand by me Vatican Media, distribuita da Fremantle, da domani disponibile anche in libreria per Einaudi (Milano, 2025, pagine 128, euro 14.50).

Del volume — scritto da Benigni con Michele Ballerin, Chiara Mercuri e Stefano Andreoli — sono uscite oggi alcune anticipazioni sulla stampa, dalle quali citiamo.

L’attore, comico e regista racconta con passione il suo incontro con il primo degli apostoli. «Le cose più importanti della vita non si apprendono né si insegnano, ma si incontrano».

È accaduto a Pietro: «Gesù guarda Simone, lo guarda fisso. Gesù che ti guarda fisso, oh: ma si può immaginare? E gli dice: Tu sei Simone, figlio di Giona. Ti chiamerai Kefa, che vuol dire pietra.

Non lo conosce, non l’ha mai visto prima, e in una battuta gli dice chi è, chi era, e chi sarà. E gli cambia il nome!

A Pietro si piegano le ginocchia, (…) non si oppone: rimane senza parole. (…) Rinuncia al suo nome, come se fosse normale che uno ti incontra e ti cambia il nome!

Come se uno mi dicesse: Tu sei Roberto, figlio di Luigi. Ecco, d’ora in avanti ti chiamerai Antonio. Andiamo, Antonio! Ma ragazzi!

Ma che gli succede, a Pietro? È come se una forza si stesse impossessando di lui. (…) Un colpo di fulmine, come quando ti innamori. Quel falegname lo ha conquistato. (…) Pietro lo segue».

«Ma lo sapete — osserva ancora Benigni — che quando Pietro incontra Gesù ha più o meno la sua età? Ventotto, ventinove, neanche trent’anni!

E infatti non si capisce perché Pietro è rappresentato sempre come un uomo molto anziano, calvo, con le rughe e la barba bianca. Ci avete fatto caso? Sempre: nei dipinti, nelle statue (…). Sembra che Pietro sia nato già vecchio. Invece quando conosce Gesù è un giovane, come lui. È una storia di ragazzi, questa!».

«La vita di san Pietro è come uno spettacolo di fuochi d’artificio, (…) piena di gioia e di commozione, di colpi di scena.

Del resto, non potrebbe essere diversamente: parliamo dell’amico più caro di Gesù! Vi ricordate quando a scuola, alle medie, ci davano il tema da comporre?

Tema: Il tuo migliore amico. Ecco, se Gesù fosse stato alle medie avrebbe scritto: Il mio migliore amico è Pietro».

«E ora — confessa l’attore — è diventato anche il mio migliore amico, perché me ne sono innamorato! (…)

Come parla, come si muove, come reagisce, come guarda, come cammina, come pesca E quante ne combina! Oh, Signore! All’inizio non ne fa una giusta. Non capisce, sbaglia, inciampa, ci ripensa, (…) è proprio uguale a noi, ripeto: il più vicino a noi, e nello stesso tempo il più vicino a Gesù».

La vicenda umana del pescatore di Galilea, secondo Benigni, svela «cosa può fare un uomo per Dio e cosa può fare Dio di un uomo».

L’attore scorre in rassegna la vita del discepolo a cui Cristo consegna le chiavi del Regno dei cieli. Tra i tanti momenti c’è quello della tempesta sedata: «Mentre la barca è tormentata dalle onde e dal vento, gli apostoli vedono una figura che viene loro incontro, camminando sull’acqua. (…) Si spaventano, gridano per la paura: Aiuto, è un fantasma!. Al che Gesù dice loro: Non abbiate paura, sono io! Pietro, a sentire questo, non ci crede. (…). Come un bambino che vede qualcuno sulle giostre e dice Voglio andarci anch’io! (…) Oh, ma vi dico al posto di Pietro avrei fatto lo stesso, non avrei resistito! (…) Gesù lo prende in parola. E gli dice, semplicemente: Pietro, vieni.

Allora Pietro scende dalla barca per provare a camminare sull’acqua (…) Fa tre o quattro passi, cammina sull’acqua! Però subito dopo ha paura, si spaventa (…). E grida: Signore, aiuto, salvami!.

È proprio come da bambini, no? Quando si impara a camminare, e il babbo ci dice: Vieni, vieni!. Noi facciamo due o tre passi e poi budubum!, caschiamo in terra, e il babbo ci prende.

«Pietro è uguale a noi» anche quando si lascia sopraffare dalla paura (…). Ha dei dubbi! (…) Tutti noi ce li abbiamo, ma vi dirò di più: chi non ha dubbi non ha fede!», afferma Benigni.

Ma anche dopo il rinnegamento «miseramente consumato, (…) Gesù continua ad avere fiducia in Pietro». (…) Perché la vera natura del cristianesimo è questa: «Non una religione di regole, ma una rivoluzione d’amore!».

Dopo Gesù infatti, nulla è stato più come prima. «Ama il tuo nemico, è forse la frase più sconvolgente mai pronunciata sulla faccia della Terra. (…)

Altro che Rivoluzione francese, mi viene da ridere!».

Gesù è odiato dalle autorità religiose e dagli intellettuali del suo tempo: ne avevano paura, lo sentivano come una minaccia. «È un terremoto! (…) È venuto a cambiare radicalmente la vita! Distrugge il mondo vecchio per crearne uno nuovo. (…) Dice che davanti a Dio non c’è più schiavo né padrone, non c’è più uomo né donna ma siamo tutti fratelli. (…) Ha rotto la piramide del potere, ha rovesciato la vita! (…) Ha portato una legge nuova: la legge dell’amore! L’amore che quando c’è non servono le leggi, i comandamenti, le regole, le punizioni. (…) Gesù lo fonda, l’amore, lo inventa! (…) È riuscito ad amare come nessuno prima di lui. (…) Come se avesse detto: «Voglio vedere fin dove posso arrivare. Di più, di più!».

«È stato bellissimo per me (…) rileggere i Vangeli», confessa il regista de La vita è bella. «Voi potete prendere qualunque libro al mondo, ma quando si arriva al Vangelo non c’è discussione (…). Non si guardano più le persone con distrazione, ma come scrigni di un mistero, depositarie di un destino immenso. Leggendo il Vangelo si arriva addirittura a pensare che la vita abbia un senso. Questo ci dice il Vangelo: che siamo vivi! Ci fa sentire sempre presente il miracolo di esistere! E non solo: ci dice anche che i fatti del mondo non sono la fine della questione. Che la vita non finisce qui, che c’è vita oltre la vita! (…) Io amo talmente la vita, guardate, che sono sicuro che anche da morto mi ricorderò sempre di quand’ero vivo. No, a me morire non mi piace per niente, anzi io ve lo dico: morire sarà l’ultima cosa che farò, ve lo prometto».

Il Vangelo è «la prova incontrovertibile che Gesù è esistito. (…) Sono proprio le figuracce di Pietro a dimostrare che il Vangelo dice la verità», osserva l’attore.

Nei giorni scorsi è stato ricevuto in Vaticano da Leone XIV con il quale ha visto in anteprima alcuni estratti del monologo. «Se qualcuno avesse inventato la storia di Gesù e degli apostoli, avrebbe cercato di abbellire, no? Avrebbe raccontato le imprese più ammirevoli, più grandiose… non certo cose del genere.

Non a caso Jean-Jacques Rousseau, il grande filosofo, a chi accusava i Vangeli di falsità rispondeva: Amico mio, non è così che si inventa».

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Momologo di Benigni “Il senso della vita” del 2006

Il monologo di Benigni più famoso legato al 2006 (o meglio, la fine del 2005/inizio 2006, in concomitanza con il film  La tigre e la neve) è quello che esalta la poesia, l’innamoramento, la vita, la gioia e l’importanza di non avere paura di soffrire, con versi celebri come “Innamoratevi. Se non vi innamorate è tutto morto” e l’invito a “dilapidare la gioia” e a “soffrire” per essere felici. Si tratta di una performance che celebra l’amore e la vita, esortando a vivere pienamente le emozioni, anche quelle dolorose, per essere autentici.

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LA VITA NON SCEGLE GLI INFALLIBILI,

MA CHI HA IL CORAGGIO DI RICOMINCIARE🤗

❤️‍🩹 *Pietro – Un uomo nel vento.*

Sono bastati pochi minuti, in prima serata su Rai 1, perché il monologo *di Roberto Benigni* trasformasse il salotto di casa di milioni di persone in un luogo sospeso, dove *la storia smette di essere racconto e diventa specchio.*

Benigni parlava di Pietro, ma in realtà parlava di noi.

Di ciò che siamo quando le nostre certezze traballano, quando il cuore ci tira da una parte e la paura dall’altra, quando vorremmo essere forti e invece ci scopriamo fragili come vetro al sole.

“Era come noi, anche lui aveva dubbi e paura.”

Una frase semplice.

Una frase immensa.

Perché ci ricorda che anche i giganti hanno tremato, che anche chi ha lasciato un segno nella storia ha conosciuto il buio delle indecisioni, il nodo alla gola, l’errore che brucia.

Benigni lo racconta innamorato della sua umanità:

Pietro che rideva a voce piena, che si commuoveva senza vergogna, che si arrabbiava come fanno le persone che sentono tutto troppo intensamente.

Pietro che promette “Io ci sono”, ma poi indietreggia.

Pietro che inciampa, che scappa, che cade… ma che ritorna sempre.

È questo che lo rende straordinario:

non l’essere perfetto, ma l’essere vivo.

C’è un momento nel monologo in cui sembra quasi che una forza invisibile lo rialzi ogni volta.

Una forza che non viene dalle sue sicurezze, ma da qualcosa che vede in lui più di quanto lui stesso riesca a vedere.

Una fiducia misteriosa.

Una scelta inspiegabile, e proprio per questo potentissima.

Pietro è l’uomo che trema davanti al vento, eppure un giorno si ritrova con in mano le chiavi di un destino enorme.

Non perché fosse impeccabile, ma perché era autentico.

Perché non ha mai smesso di tornare dopo ogni caduta.

Perché il suo cuore, pur ferito, restava aperto.

E allora questo racconto diventa nostro, totalmente nostro.

Perché ognuno di noi sa cosa significa perdere l’equilibrio.

Sa cosa significa desiderare di essere all’altezza.

Sa cosa significa sentirsi chiamato a qualcosa che sembra troppo grande… eppure sentire che sì, forse, in qualche modo, quella porta è anche per noi.

La magia del monologo di Benigni è che non racconta un santo.

Racconta un essere umano che ha sbagliato, amato, lottato, pianto, sperato.

E che, nonostante tutto, è stato scelto.

Forse la verità nascosta è questa:

la vita non aspetta gli infallibili.

La vita sceglie chi ha il coraggio di ricominciare…”❤️

(Resilienza)

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