PREFAZIONE ai Frammenti di vita: “UNA PAGINA AUTOBIOGRAFICA”

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Una pagina autobiografica  così come vissuta negli  anni precedenti ed immediatamente successivi al 1968

Frammenti di vita: Questo volume, che raccoglie in sette capitoli alcuni dei miei interventi pubblici  – (su L’Amico del Popolo, Radio Favara 101, Telepace,  Agrigento Oggi, Penna Sottile) –  su diversi temi, viene stampato dopo non poche mie perplessità, per richiesta di alcuni amici, e soprattutto grazie alla paziente, indispensabile fatica   degli illustri proff. Antonio Arnone e Giovanni Marchica  (nella foto) ,  – (professori sommamente benemeriti per la tante iniziative in favore del tessuto socio-politico-culturale favarese )  -…   professori  amici    che ringrazio sentitamente,  ed  ai quali si deve non solo la scelta dei pezzi da pubblicare, ma anche tutto il conseguente laborioso impegno di revisione, correzione delle bozze,  sino alla stampa definitiva.

La mia presenza a Favara inizia qualche mese dopo la mia ordinazione presbiterale avvenuta il 29 giugno 1963 nella Cattedrale di Agrigento per le mani dell’arcivescovo-vescovo….il passionista

S.E. Mons. Giovanni Battista Peruzzo

e solo alcuni giorni dopo l’elezione al soglio pontificio dell’arcivescovo di Milano Cardinale Giovanni Battista Montini, che succede a Giovanni XXIII, il  “papa buono”,  che l’11 ottobre precedente aveva aperto il Concilio Vaticano II (1962-1965).

Per il ministero petrino, il nuovo Papa sceglie il nome di Paolo, quasi a volere unire la diversità dei due apostoli, e intanto, con la valenza dinamica del nome dell’ “apostolo delle genti”, apre alla speranza di una continuità di orizzonte decisamente innovativo, già avviato sul piano ecclesiale e dell’evangelizzazione.

Dotato di una spiccata sensibilità spirituale e culturale,

Paolo VI asseconda la svolta giovannea

e con prudente determinazione avvia la riforma delle istituzioni ecclesiastiche a cominciare dalla Curia; … punta decisamente al dialogo ecumenico, ricerca le migliori modalità  di un rapporto nuovo tra Chiesa e mondo moderno.

Il suo pontificato di tre lustri, … PAOLO VI  lo  concluderà  nel  terribile 1978, l’anno dell’assassinio di Aldo Moro con la sua scorta  (cfr. NOTA alla fine )…,e perciò  deve affrontare gli anni difficili per la Chiesa e per la società, antecedenti e soprattutto seguenti al famoso 1968.

Dobbiamo riferirci a questo periodo per capire il travaglio socio-politico-ecclesiale che il Clero giovane della mia generazione ha vissuto, con tante spinte e intuizioni che le istituzioni ecclesiastiche hanno fatto fatica a capire e che, col giudizio di poi, si sono in gran parte rivelate profetiche, perché  comunque si sono gradualmente affermate, alcune già con Paolo VI e poi gradualmente con i Pontefici successivi, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e ancora di 

più, con evidente accelerazione, con Papa Francesco (2013-2025)

Se vogliamo in qualche modo cogliere i cambiamenti culturali e di relazione, servendoci di qualche immagine popolare, mi viene da pensare a quanto dicono, talvolta, alcuni genitori con una espressione che, al di là del senso letterale, coglie un cambiamento reale e  merita perciò attenzione: “Prima in famiglia comandavano i genitori, ora i figli”.

Anche sul piano ecclesiale, dopo il Vaticano II, non c’è dubbio che i rapporti sono cambiati, per-ché  c’è una visione diversa di Chiesa.

Se prima si pensava alla piramide, adesso in aderenza alla teologia del Vaticano II, la piramide risulta rovesciata e quasi annullata, per privilegiare  un’altra figura geometrica, quella del circolo, in cui al centro c’è Cristo servo, venuto per servire e quindi i suoi ministri che, col sacramento dell’Ordine, sono scelti e mandati  per servire.

Il mio servizio nei mass media che ha affiancato con continuità, soprattutto dalla seconda metà degli anni ‘80 il servizio pastorale di parroco e in taluni settori della vita diocesana, tiene conto ‒ e non poteva essere diversamente ‒ del pregresso  travaglio culturale e spirituale.

Nei documenti raccolti in questo volume, si trovano alcuni “frammenti”, stralci e passi del mio cammino di vita di uomo e di sacerdote, impegnato in parrocchia, nella scuola e nei mass media, da cinquantanni a questa parte sempre a Favara. Una città, questa, caratteristica, che spesso è stata presentata come un’immagine della Sicilia.

Nei “Frammenti” che non sono stati scelti da me, ma dai due professori citati – anche a mio giudizio ‒ c’è un filo rosso che li collega e che il lettore attento non mancherà di cogliere, pur nel riferimento alle mutate situazioni della Chiesa e della società.

Situazioni che in questi miei interventi sono state giudicate nel vivo della sensibilità del momento in cui sono state scritte e offerte alla riflessione, esattamente nella data sempre indicata.

È ovvio che alcuni comportamenti e giudizi sul piano pastorale e socio-politico risultano datati ed oggi sarebbero diversi; ma forse anche per questo più meritevoli di attenzione perché testimoniano oltre alla personale partecipazione, il cambiamento avvenuto e possono stimolare a capire meglio quello che è in atto.

Perché – come ha ammonito Papa Francesco per lo stesso deposito della fede – «… custodirlo non significa mummificarlo, ma renderlo sempre più conforme alla sua stessa natura e permettere che la verità di fede sia capace di rispondere alle domande di ogni generazione».

Non solo !

«L’insegnamento di fede della Chiesa è un annuncio, una parola che permane viva per provocare sempre, dovunque e tutti a una presa di posizione libera per l’impegno nella trasformazione del mondo».

Per concludere, sento proprio di dire che in questo mezzo secolo di vita a cui si riferiscono questi frammenti, abbiamo vissuto uno storico  trapasso culturale, segnato da passaggi difficili, riuscendo  ad entrare e realizzare comunque, malgrado tutto, un sistema di più libera e democratica convivenza umana.

Per quanto mi riguarda, pensavo che quelli miei, fossero stati interventi da tenere chiusi nella memoria mia personale ed anche in quella del computer per gli ultimi venticinque anni.

Come ho già detto, l’insistenza affettuosa, di Antonio e Giovanni, che ringrazio ancora di cuore per il loro lavoro, e di qualche altro amico, mi hanno indotto ad accettare la pubblicazione.

Devo anche confessare, non me ne vogliano gli amici Antonio e Giovanni, che avevo fatto pure un tentativo, per esimermi dalla pubblicazione, ricorrendo a un amico che risiede lontano da Favara, ma è stato peggio.

A questo punto, perciò, non mi è rimasto che formulare a me stesso e a quanti leggeranno l’augurio che la lettura anche parziale e anche solo di un “frammento”, possa essere utile.

Diversi “frammenti”, forse, oltre a risultare  anche  una possibile pagina di cronistoria del passato prossimo, mi  inducono anche ad accarezzare l’idea di  riuscire pure a far passare un messaggio di speranza.

Perché da qualunque situazione, anche scabrosa, negativa o comunque di errore, si può sempre uscire, con la partecipazione e collaborazione democratica di tutti, con rispetto reciproco e determinazione, sia in campo socio-politico, che religioso-ecclesiale, per una più completa maturità umana, realizzando così l’esaltante messaggio evangelico che mira sempre a fare scoprire e quindi  realizzare nell’uomo la vocazione a vivere da liberi figli di Dio.

Diego Acquisto

Gennaio 2019

 

Nota

Il 16 marzo 1978, durante lagguato di via Fani a Roma, le Brigate Rosse rapirono il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, uccidendo i cinque membri della sua scorta: i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci, e gli agenti della Polizia di Stato Giulio Rivera,Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. L’azione terroristica fu il primo atto del sequestro di Moro, che fu poi assassinato il 9 maggio dello stesso anno.

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