Voglia di popolarismo nell’attuale scenario politico, ricordando anche De Gasperi

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Voglia di popolarismo non di populismo, che resta sempre uno dei rischi del nostro tempo, perché pericolosamente suadente, è unicamente fondato nella capacità ed abilità di qualcuno di attrarre consenso, allo scopo di strumentalizzare politicamente la cultura del popolo.

 Cultura invece che, non strumentalizzata, il popolo deve   mantenere  aperta, viva, dinamica,  disponibile sempre a nuove sintesi, assumendo in sé ciò che è davvero valido anche se diverso.

Una visione di popolarismo anche  in perfetta consonanza con quanto, per i nostri tempi suggerisce Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti; dove soprattutto nei numeri 159-60, sembra proprio volere mettere tutti in guardia proprio dal quel populismo, che già, dove al potere,  ha provocato notevoli danni.

Difficile non cogliere in queste ultime settimane, da parte dei più attenti osservatori, il ricordo del 18 gennaio, con l’affermazione in diverse parti ed iniziative locali,  di una sensibile voglia di Centro, come riferiscono non poche pagine di quella spicciola cronaca locale, chiaramente non politicizzata, che si limita unicamente  a riferire quanto avviene.

18 gennaio una data storica, ricordata   in riferimento ad una situazione politica dell’Italia ed ad un Partito come  la Democrazia Cristiana che per tanti anni  ha dominato la scena politica e che, scomparso,  adesso pare in ripresa.

 E soprattutto in Italia, questa data è stata ricordata da diversi politologi, con riferimento a quel 18 gennaio 1919, quando da parte di don Luigi Sturzo e di un Comitato, dell’appena nato, allora Partito Popolare Italiano, veniva lanciato “l’Appello ai “liberi e forti” rivolto a quanti, “uomini moralmente liberi e socialmente evoluti”, erano disposti a impegnarsi a sostenere un progetto politico e sociale per l’Italia all’indomani  delle distruzioni fisiche e morali,  della Prima guerra mondiale, per allontanare ogni pericolo di nuove guerre.

Non solo! Anche e soprattutto per dare un assetto stabile alle Nazioni, ed attuare quegli ideali di giustizia sociale della “Società delle Nazioni”, appena allora costituita, per  migliorare le condizioni generali del lavoro e sviluppare le energie spirituali e materiali dei paesi che vi facevano parte.

Ed in riferimento all’Italia,  sempre in quello stesso “Appello” del quale ne riferiamo solo qualche passaggio, si diceva ancora: “Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare,….uno STATO che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i Comuni – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. E perché lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare, domandiamo la riforma dell’Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto delle donne…”.

Quindi — allora, nel 1919– anche il voto alle donne, annunciato come un grande novità di programma ….  Una  novità  che sarebbe stata attuata – pensate – per la prima volta poi nel referendum istituzionale, cioè quando il popolo fu chiamato a scegliere tra Monarchia e Repubblica: …. Quello storico Referendum istituzionale del 2 giugno 1946.

Un uomo che si è tanto impegnato – (sicuramente non il solo, ma) – assieme ad  altri – comunque uno dei più impegnati  del secondo dopoguerra ad attuare quell’Appello ai liberi e forti” è stato indubbiamente Alcide De Gasperi con la Democrazia Cristiana

Alcide De Gasperi, l’uomo della nuova Italia post-fascista, che,   dopo il carcere le persecuzioni  subite da parte del regime fascista,  ha cercato di calare nella concreta realtà del suo tempo – cioè  dal secondo dopoguerra sino al 1954, anno della sua morte – quell’Appello di don Luigi Sturzo.

Diego Acquisto

07-02-2024

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