“VIA MATRIS”–RIFLESSIONE AL CALVARIO-Lunedì Santo

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Don Davide Burgio

(Parroco Ss. Pietro e Paolo-Favara)

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Predica al Calvario di Favara – Lun.Santo

Via Matris, Favara 30 marzo 2026

Carissimi fratelli e sorelle, cari giovani,

anche se è la prima volta che vivo la Settimana Santa con voi, vi condivido la sensazione, bella, di aver sempre fatto questo cammino vicino la Nostra Mamma del Cielo ed in fondo,- se ci riflettiamo,camminare con l’umanità verso i calvari esistenziali è da sempre, la sintesi del SI di Maria.

 

Ma quello di oggi è un pellegrinaggio inusuale, fra quattro giorni saremo qui a contemplare con Maria, il Figlio di Dio trafitto e Redentore, oggi, con Lei, ci siamo incamminati verso questa croce svestita dalla divinità di Gesù e abbiamo voluto rivestirla di storie, volti, di quei venerdì esistenziali che, assieme a Pilato esclamano ECCE HOMO.

Questa, per i Cristiani, fu una parola nuova, l’abbiamo imparata dai Vangeli e ci rammenta la violenza inaudita, che ha subito il corpo di Gesù; oggi abbiamo imparato un altro termine: FEMMINICIDIO, e ci ricorda la violenza che subiscono tante donne.

Abbiamo accompagnato la Donna per eccellenza; ha riecheggiato nelle nostre orecchie la profezia di Simeone intrecciata, con le storie delle nostre donne trafitte senza nessun eco profetico, ma da quella cultura tanto maschia ma per niente umana, abbiamo accompagnato questa donna a passo lento verso il Calvario scandendo i nomi e le tristi storie, di tante, troppe, donne che al loro SI D’AMORE hanno avuto corrisposto un NO ALLA LIBERTA’.

Siamo in tanti stasera attorno a questa DONNA ed a queste storie, ma la vera processione inizia domani quando avremo il coraggio di stare accanto a tutte quelle donne sole che vivono ogni giorno, il calvario della violenza domestica.

Vorrei, brevemente, scorrere con voi, il brano di Giovanni.

Lo “stare” di Maria sotto la croce, non indica una costrizione o una triste conseguenza, ma una scelta dettata dall’amore materno e dalla Vocazione, è ancora una risposta a quell’invito di Dio, per mezzo dell’Angelo, ad accettare di essere la Madre più Madre di tutti.

DONNA ECCO TUO FIGLIO

Abbiamo ascoltato anche questa parola lungo il cammino, Gesù affida a Maria la nostra figliolanza, ma chi sono i figli e le figlie di oggi?

Sono quelle donne perse nell’oblio dell’indifferenza di chi vede, sente e pensa che la cosa non gli riguarda, sono quelle figlie che ogni giorno subiscono violenza fisica e morale, frutto di un substrato culturale maschilista e patriarcale, del quale non riusciamo, dopo anni di lotte e vittime, a liberarci.

Ci sono i figli che provano, come Giuseppe e Nicodemo, a togliere i chiodi da questa croce moderna, attraverso i centri anti violenza, le reti di aiuto e le case protette. Benedette queste mani provvide di umanità e Misericordia.

Ma ci sono anche dei figli,… sono anche quelli che hanno inveito sul corpo di Gesù e oggi continuano a farlo sui corpi di queste nostre figlie e sorelle.

Maria, guarda in silenzio anche loro, ascolta in silenzio le loro madri divise fra la vergogna e il dolore e per loro bisogna pregare, hanno tante colpe, ma di certo tra queste non c’è quella di non aver imparato a coniugare l’amore con la libertà.

Maria ha accettato di essere madre, anche, di chi ha crocifisso il Figlio; e anche se tra questi solo uno alla fine, con le mani sporche di sangue, riconobbe Cristo e cambiò vita, … vale la pena di accettare questa maternità o almeno di provare a essere loro fratelli.

FIGLIO ECCO TUA MADRE

Ancora Giovanni ci racconta questo dialogo del Cristo morente che consegna la madre ai figli.

Stiamo celebrando il Giubileo Francescano, il poverello di Assisi in un uomo morente riconobbe Gesù crocifisso, lo stesso accadde a Madre Teresa tra le strade di Calcutta, ragion per cui è lecito riconoscere il Cristo crocifisso nei nomi della nostra Lorena, Giulia, Federica, Sara, Antonella e tante altre.

La consegna che questo/i crocifissi ci danno è singolare, consegna che viene oggi fatta a noi di tutte quelle madri che, come Maria, hanno soffocato nel silenzio i “perché muti” che non avranno mai risposte, forse a noi tocca non tanto dare, ma essere una pallida risposta a queste madri promuovendo una stagione di cambiamento culturale; Gesualdo Bufalino all’indomani delle stragi del 92 disse: “La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari”, la cultura maschilista affonda le radici, anche, nella mentalità mafiosa ed è quanto mai necessario partire dalla scuola elementare raccontando queste storie di dolore educando bambini e ragazzi alla sacralità della vita e che amare non vuol dire possedere.

L’Evangelista Giovanni chiude questi versetti, dicendo che l’apostolo accolse Maria tra le cose più care.

Stasera siamo sotto la Croce, il nostro simulacro (bellissimo) di Maria Addolorata, è privo dell’Immagine del giovane Giovanni, proviamo a cogliere noi il senso profetico di questa assenza, magari la nostra Madre Celeste, ci chiede di colmare quel vuoto presso le madri addolorate del nostro tempo, prendiamo l’impegno stasera di accogliere, queste madri tra le nostre cose più care.

Un ultima condivisione, carissimi, concedetemi questa sera prima di ritornare alle nostre case.

Venerdì ascolteremo, nella liturgia della Passione del Signore, la profezia di Isaia che, nel centro di questo brano, ci dice: “per le Sue piaghe noi siamo stati guariti”, lasciamo che il Signore, anche attraverso queste piaghe guarisca il dolore di queste mamme e la nostra indifferenza che, non sporca le nostre mani di sangue, ma le nostre coscienze di silenzio. Sforziamoci di essere quelle voci spezzate e quegli abbracci rubati.

 

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