Ricordo del Vescovo S.E. Mons. Giuseppe Petralia…riprendiamo da L’Amico del Popolo

Ricordiamo oggi il 23º anniversario (+7 luglio 2000) della nascita al cielo di mons. Giuseppe Petralia Vescovo di Agrigento (1963-1980).

Venne eletto vescovo il 13 ottobre 1963. Consacrato il 3 novembre, festa di San Libertino, fece il suo solenne ingresso nella Diocesi di Agrigento la vigilia dell’Immacolata dello stesso anno.

È il successore dell’arcivescovo mons. G.B. Peruzzo il cui episcopato durò trentuno anni: vi s’inserisce con i suoi sedici anni e mezzo d’intensa fatica pastorale in tempi eccezionalmente difficili per la Chiesa.

Il suo episcopato si è collocato tutto nella nuova atmosfera del Vaticano II di cui visse il travaglio e la gioia, dalla II sessione della Costituzione Liturgica, alla II della Lumen Gentium, e sino alla IV del 1965 con la Gaudium et Spes e la solenne conclusione.

Fu subito attento agli insegnamenti conciliari, comunicando settimanalmente sulle pagine de “L’Amico del Popolo” (di cui fu anche direttore) gli svolgimenti con le “Lettere dal Concilio”.

Nel primo anniversario della sua consacrazione episcopale (1964) nel giorno di San Libertino mons. Petralia scriveva: “La Diocesi di Agrigento è diventata l’unica ragione della mia vita, mi sento a lei legato con un vincolo che forse nemmeno la morte potrà distruggere…

I vostri bisogni sono i miei bisogni, le vostre aspirazioni sociali e spirituali sono in tutto le mie aspirazioni. Io non vivo, io non so vivere, che per voi”.

Vogliamo ricordarne la figura di uomo, vescovo, poeta e direttore del nostro settimanale.

Mons. Petralia si trova nella terra sicula, ma dialoga, anche, al di là di questa Sicilia.

È importante ricordare i suoi rapporti con la letteratura del tempo. Si pensi al Convegno di studi cattolici che, per merito suo, si tenne a Palermo nel 1954, e che vide riuniti i più prestigiosi nomi della letteratura cattolica di quel periodo. Trascorse la sua vita accanto agli uomini del pensiero e della penna.

Fu collaboratore di Parva Lucerna, di Fides. Il suo impegno culturale lo portò a collaborare con “La tradizione”di Mignosi, con “Il frontespizio”di Bargellini, Betocchi, Lisi, con “Ragguaglio”di don Paolo Ratti.

Scrisse su L’Osservatore Romano, su Vita e pensiero.

Con i suoi primi lavori fu davvero precursore di una rottura dei vecchi schemi letterali, e con la sua continua produzione, da “San “Paolo Apostolo” a “Maestro a Cristo vivente neiVangeli”, dalla “Summa” di Sociologia cristiana” alla biografia del “Cardinale Ruffini, Arcivescovo di Palermo” diede una nuova dimensione alla presenza della fede nel mondo della cultura. Risaltano, tra la sua produzione, due dei suoi libri più letti, : Il cielo è disceso a Massabielle, a Maria madre di Gesù”.

Mons. Petralia vive, parla, prega, scrive. La sua scrittura non è un diversivo. È la dimensione essenziale del suo essere prete, è attenzione, contestualità ai segni del tempo, alle questioni della s toria. La sua è scrittura sapienziale, critica, profetica, di puntuale rispondenza ai fatti.

Si pensi alla risonanza di taluni articoli come “La zattera dei 90” (parlava dei deputati a Sala d’Ercole), le sue risposte firmate Fra Galdino, i suoi molteplici commenti alle liturgie domenicali, i suoi corsivi polemici (ma sempre rispettosi della persona), la sua vicinanza al direttore deL’Ora, Pier Luigi Ingrassia, con il quale polemizzava, ma di cui era amico sincero, fino alla morte.

Benemerito del giornalismo italiano e siciliano per la sua direzione di “Voce cattolica”e la supervisione a “Sicilia del popolo”, per la direzione de “L’Amico del Popolo”, ha meritato la medaglia d’oro al giornalismo in campo nazionale.

Docente nei seminari di Palermo e Monreale ed anche di Agrigento; maestro nella Scuola di Servizio Sociale e nella Facoltà di Giornalismo di Palermo.

Notevole è stata la sua attività poetica, la poesia era per lui il riposo dell’anima che effonde la sua gioia dinanzi al Creatore, dinanzi alle urgenze delpopolo di Dio.

Il segreto di mons. Petralia era l’intimità con Dio, l’adorazione, l’annuncio del Vangelo, la visione del dopo, del “dove”, dell’“altrove”, dei giorni penultimi.

Fedeltà sponsale al cielo, e, appunto per questo, fedeltà al tempo, alla storia, in cui si decide il cielo.

Mons. Petralia appartiene a quella scia di preti-poeti di cui scriveva don Mazzolari:”Senza poesia non c’è fede. Senza poesia l’apostolo muore, senza poesia un parroco diventa un seppellitore, senza questa poesia di fede non si può tenere un posto di combattimento, che ha solo rischi non veduti ne’ contati dagli altri, e comodità e silenzi che possono diventare una tomba.”

 

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