8 marzo: la donna bene inserita nella Chiesa, anche in ruoli di grande responsabilità

 A  proposito delle festa della donna, qualche considerazione  che può risultare utile. Sicuramente nel corso della storia, anche dopo l’affermazione della cultura cristiana, ed anche nei luoghi e nei periodi in cui questa cultura è stata largamene dominante,  la donna è stata spesso subordinata all’uomo, talvolta anche pesantemente.

I motivi sono stati diversi: per esempio, nei tempi antichi quando le guerre tribali erano frequenti e la guerra veniva considerata la cosa più importante e necessaria,  perché la donna non era adatta alla guerra, oppure nei tempi in cui la cultura classica  permeava tutta la visione della vita in larga parte del pianeta,  e  questa cultura  aveva quasi nel suo dna la concezione dell’inferiorità della donna.

Precisato quanto sopra, con chiarezza ci sentiamo di dire che obiettivamente la condizione della donna cristiana,  nei luoghi in cui il cristianesimo si è comunque diffuso, dovunque,  la sua condizione è stata sempre  socialmente più elevata rispetto alla condizione in cui vivevano le  altre donne nel mondo. E il motivo fondamentale è,  perché  come dignità davanti a Dio è di  pari dignità rispetto all’uomo.

Un fondamento questo di carattere biblico, chiaramente espresso nel primo libro della Bibbia, quello più antico, che è il libro della Genesi.

 

Nella foto accanto Chiara Lubich (1920-2008) donna del dialogo, fondatrice del Movimento dei Focolari.

 

 

E comunque,  che la religione cristiana nobilitasse la figura femminile più di ogni altra nella concezione del mondo antico, lo dimostra il fatto che nei primi secoli del cristianesimo aderivano alla Chiesa oltre agli uomini liberi e non solo poveri e schiavi,  anche molte donne, tanto che dai detrattori il cristianesimo veniva chiamato “la religione delle donne”.

Precisato anche questo, riconosciamo con chiarezza  (e  non dobbiamo avere difficoltà a  dirlo)  che  il pensiero  di tanti Padri della Chiesa risulta fondamentalmente misogino, così come quello di tanti teologi, pure di statura intellettuale e morale di alto livello,  soprattutto nel periodo  medioevale.  Tutto da attribuire  alla fragilità connaturale alla nostra umanità, che subisce non poco  l’influenza di certa cultura ebraica e soprattutto della cultura classica, che allora si valutava avesse raggiunto l’apice della perfezione.

La Chiesa, che è una società umana e divina ad un tempo,-  (umana perché formata da uomini con le loro debolezze, …divina perché voluta da Gesù, uomo-Dio), con l‘assistenza dello Spirito è riuscita gradualmente  a svincolarsi anche dal pensiero di alcuni dei suoi più eminenti rappresentanti, per mettere la donna nella pari dignità con l’uomo, pur nella distinzione dei compiti e dei ruoli.

Nei tempi recenti a partire  soprattutto dal Concilio Vaticano II (1962-65) , all’interno della struttura ecclesiale abbiamo avuto ufficialmente un effettivo inserimento della donna in ruoli che prima avevano esercitato solo gli uomini, come docenti di teologia e  come responsabili in particolari servizi di governo nelle  varie Congregazioni Vaticane; così  come nelle diocesi, quando, per esempio,  abbiamo sentito durante il  recente Sinodo per l’Amazzonia,   un Vescovo riferire che nella sua diocesi come Vicario Generale aveva nominato una donna.

Una scelta che nel maggio scorso è avvenuta anche in Europa, a Friburgo dove per la prima volta in una diocesi  europea  è staa nominata come  vicario generale una donna; ed anche in Svizzera una donna è stata nominata “delegata episcopale“. Nomine pastorali queste che chiaramente  indicano una nuova sensibilità all’interno della Chiesa, che  vuole  quella che i pastoralisti più illuminati, dal loro punto di vista , definiscono “grande vantaggio” e chiamano “complementarità tra uomo e donna”.

Esempi questi che pensiamo non resternno  sicuramente isolati, specie dopo tante riforme che sta portando avanti con determinazione questo grande Papa Francesco, in queste ore di ritorno dalla terra di Abramo.

Diego Acquisto

 

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