Come dare oggi un senso alla festa dal lavoro

In margine alla festa del lavoro–Una festa, a giudizio di molti, ormai solo rituale !  al punto che non pochi si chiedono che senso abbia oggi celebrarla anche da noi in un’Italia, dove negli ultimi dieci anni, con la politica praticata da Governi tecnici, di Centro-destra e di Sinistra-centro, sono stati perduti un milione di posti di lavoro ed attualmente un giovane su tre è disoccupato.

Malgrado qualche segnale leggermente positivo che proprio ieri l’Istat ha comunicato, le preoccupazioni restano tutte e più che al futuro, a cui si dovrebbe con maggiore fiducia pensare per trovare le migliori soluzioni, l’opinione pubblica  anche in conseguenza del comportamento dei vari esponenti politici, tende a ricordare il passato, quando alcuni degli sperperi sono clamorosamente venuti alla luce.

Sperperi permessi dalle norme in vigore, delle quali si invocava l’abolizione, ma che finito il clamore forse sono rimaste scandalosamente così com’erano.

Sperperi per  privilegi della casta, clientela collegata, e purtroppo, ancora più scandalosamente  nello stesso campo dei dirigenti sindacali.

Per fare solo un esempio,  un caso verificatosi in terra agrigentina una decina di anni fa, su cui tanto si è discusso con rabbiosa determinazione.

Pensiamo alle discussioni sulla liquidazione di 800.000 euro, (cioè miliardaria per rifarci alle vecchie lire) di un ex-direttore della Cassa Edile; una liquidazione  da tutti giudicata immorale e vergognosa. Anche perché si faceva notare  che  proprio la  Cassa Edile, era stata costituita alla fine degli anni ‘60 per  essere al servizio dei lavoratori edili e non per far diventare Paperon dei paperoni ex dirigenti sindacali, chiamati a presiedere l’ente in questione.

Comunque, tutto, sosteneva l’interessato, nel rispetto delle norme in vigore. Non sappiamo come sia andata a finire, ma indipendentemente da questo ed  a prescindere dalla persona in questione, un problema che tutti si ponevano e che, purtroppo, forse  ancora bisogna porsi è quello delle leggi favorevoli “ad personam”.

Proprio così, se è vero che anche gli ultimi cinque anni  ci hanno regalato in Italia un migliaio di nuovi miliardari e contemporaneamente la triplicazione delle famiglie cadute in povertà.

Tutta una situazione che deve  richiamare alla memoria un documento profetico  della  CEI del 1994, (… siamo all’inizio dell’era Berlusconi), dal titolo “Democrazia economica, sviluppo e bene comune”.

 Un documento che già nel titolo dice tutto. Perché – per chi vuol sentire –  pare ovvio il richiamo a non riempirsi solo la bocca di democrazia politica, fondata sull’eguaglianza  e sui diritti individuali, accantonando per comodo personale quelli sociali e di giustizia distributiva della ricchezza prodotta.

Un documento dove perciò si auspicava  di avviare uno sforzo nuovo per rafforzare l’uguaglianza politica, sulla base di un impegno nuovo di eguaglianza economica.

Evitando, con le opportune riforme, che grandi somme di denaro si concentrassero nelle mani di pochi, condannando altri ad una vita di stenti o addirittura di miseria.

Per comprendere meglio il senso di quel messaggio, contenuto in quel documento CEI profeticamente scomodo,  cito solo le ultime righe conclusive in cui si legge che l’impegno concreto deve essere “costruire un’economia che sia strumento a servizio di ogni uomo e di tutto l’uomo, e per questo veramente ed autenticamente democratica”.

 

Diego Acquisto

01-05-2019

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