Abbiamo bisogno di un Regno diverso…

Con una scossa delle coscienze, un regno diverso contro le “bestie” del mondo. Un Regno che sarà annunciato domani, nelle  migliaia e migliaia di assemblee liturgiche domenicali che si svolgeranno non solo in Italia ed in Europa, ma anche negli altri continenti, Africa, America del Nord e del Sud, e Centrale compresa, come pure in Oceania, cioè quindi in tutto il mondo.

Perché  dovunque, dove il cristianesimo  si trova presente,  con il miliardo e mezzo di cattolici, a cui bisogna aggiungere altri  due miliardi di cristiani di altre confessioni. Domani, per la Chiesa Cattolica  ultima domenica dell’anno liturgico, quasi dovunque si ricorda la grande verità che  Cristo è il vero Re dell’universo.

Il  cui regno nel suo DNA   geneticamente diverso  da ogni forma di potere umano,  sollecita a vivere e praticare il potere in maniera assai diversa  da come  si è istintivamente portati a viverlo e praticalo nel nostro pianeta ad ogni latitudine.

Un regno quello di Cristo senza confini, dove non si combatte per difendere interessi di alcun genere e che quindi è fondato  e si espande e costruisce  non con quelle logiche di potere proprie del mondo, ma con il servizio alla verità che costruisce solidarietà e carità.

Ecco perché questo Re che è Cristo Gesù, di fronte a Pilato, che impaurito lo interroga, dice che “Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”.

Essere dalla parte della verità, che è Lui . E quindi  per  i suoi seguaci, il dovere di non sentirsi verità, ma essere in ascolto. Quindi non parlare molto o peggio ancora gridare, cosa che non è affatto garanzia di verità. Anzi !

Gesù e Pilato, due poteri, uno di fronte all’altro. Pilato apparentemente potente ma impaurito; Gesù prigioniero, debole e disarmato, simbolo di libertà, coraggio, fierezza, perché da nessuno si è mai fatto comprare e condizionare.

Il regno che inaugura Gesù è unico e singolare, perché regna colui che serve, ed è potente proprio chi  imposta la sua vita in questa logica.

Ma nella liturgia di domani, prima del Vangelo,  nella prima lettura tratta dal profeta Daniele – (se si legge tutto il capitolo 7 e non solo i due versetti scelti dalla liturgia) – c’è la condanna delle bestie che rovinano il mondo e che il Figlio dell’uomo è venuto a contrastare ed alla fine vittoriosamente sconfiggere.

Nel capitolo 7, (che consilgliamo privatamente a leggere per intero), si parla infatti di quattro bestie, figure dei  quattro imperi, che nella storia, al tempo di Daniele si erano susseguite.  Cioè il potente impero babilonese, soppiantato poi da quello dei Medi, e quindi poi, a sua volta,  dai Persiani, con l’affermazione al tempo del profeta,  dell’impero greco-macedone di Alessandro Magno; giudicato quest’ultimo regno, il peggiore di tutti, nella  stessa logica con cui ancora oggi si valutano comunemente gli eventi, che cioè al peggio non c’è fine.

Oggi al posto delle quattro bestie scomparse , abbiamo le bestie moderne, destinate a scomparire, tra le quali possiamo forse annoverare, l’impero sovietico, quello americano, quello delle multinazionali, quello delle potenti lobby che,  sfruttando le materie prime ed accaparrandosi il monopolio, generano e moltiplicano la povertà per milioni e milioni di essere umani.

Naturalmente con la collaborazione di una politica asservita agli interessi  di casta e di parte, che  anziché  muoversi nella logica del servizio, con tutti i geniali camuffamenti del caso, si appiattisce sostanzialmente nella concezione del potere-dominio, finalizzato prevalentemente agli interessi di parte.

La ricorrenza di domani, domenica di Cristo Re,  con le letture bibliche che verranno proclamate,  tende ad una scossa salutare delle coscienze, perché il Figlio dell’uomo è Gesù di Nazareth, che ha rivendicato per sé quella profezia, e che già nell’Antico Testamento significava il superamento della condizione umana.

E Gesù con la sua  risurrezione da morte,  è la più sicura garanzia  della lotta vittoriosa contro le bestie di ieri e di oggi. Una lotta a cui tutti dobbiamo partecipare.

Perciò  Papa  Francesco, ci invita  continuamente alla speranza e   ammonisce tutti,  ad “imparare a ‘leggere’ nella storia un messaggio di Dio” perché “l’avventura dell’umanità non è confusa e senza significato, né è votata senza appello alla prevaricazione dei prepotenti e dei perversi”.La storia, – insomma,  dice il Papa – non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. Sullo scatenarsi di energie malvage, e sull’emergere di tanti flagelli e mali, si eleva il Signore, arbitro supremo della vicenda storica. Egli la conduce sapientemente verso l’alba dei nuovi cieli e della nuova terra”.

Diego Acquisto

24-11-2018

 

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