Il bene dei cittadini prima di tutto

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Esortazione pastorale della Conferenza episcopale venezuelana

 Il bene dei cittadini prima di tutto QUO-033
Riprendiamo da “L’OSSERVATORE ROMANO”–10 febbraio 2026

Trovare conforto «in mezzo alla tempesta» ricordandosi che Gesù è sempre con il suo popolo e dà la certezza di non essere soli. Superare la violenza attraverso cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità della nazione, i diritti umani e civili. Costruire il futuro con un’attenzione speciale ai più poveri. Sono i passaggi-chiave dell’esortazione pastorale pubblicata ieri, 9 febbraio, dalla Conferenza episcopale venezuelana al termine dell’assemblea plenaria svoltasi a Caracas. Intitolato La tua luce sorgerà come l’aurora (Isaia 58, 8), il testo è un messaggio di speranza rivolto al paese di fronte alla complessa situazione sociale, politica ed economica che sta attraversando, «frutto della preghiera dei pastori e dell’ascolto attento delle ansie», inquietudini e timori «che affliggono la nostra nazione».

Nella loro analisi i vescovi pongono in cima alle preoccupazioni il bene del popolo venezuelano che sta affrontando «un impoverimento diffuso, la mancanza di posti di lavoro dignitosamente retribuiti, la corruzione dilagante e impunita, le violazioni dei diritti umani e civili, tra cui la libertà di espressione e il diritto al giusto processo e alla difesa». Avvertono che questa realtà ha portato a un allarmante declino della qualità della vita, evidente nell’istruzione, nella sanità, nei servizi pubblici e nei sistemi di sicurezza. Esprimono la loro solidarietà ai prigionieri politici e alle loro famiglie, a migranti forzati, vittime della tratta, anziani abbandonati, malati senza accesso alle medicine, giovani senza opportunità, operatori sanitari e dell’istruzione con salari precari, comunità indigene emarginate e cittadini colpiti da confische arbitrarie. «Partecipiamo al dolore del nostro popolo», dichiara l’episcopato, pregando per coloro che hanno perso la vita a causa della violenza. La Chiesa in Venezuela, attraverso parrocchie, scuole, servizi sanitari e Caritas, «rinnova il suo impegno a promuovere il bene comune, soprattutto per i più poveri e bisognosi, svolgendo un’opera di solidarietà e sussidiarietà guidata dalla dottrina sociale». Esorta inoltre tutti i settori a dare priorità a questo obiettivo rispetto agli interessi ideologici o di parte. Ed evoca la testimonianza di santi e beati venezuelani (José Gregorio Hernández, Madre Carmen Rendiles, María de San José e Candelaria de San José) come esempi di dedizione in tempi segnati anche da violenza, malattie e ingiustizia.

Nell’esortazione pastorale si sottolinea che uno dei più grandi desideri del popolo è vivere «in pace e libertà», cosa che «sarà possibile solo risolvendo l’attuale crisi politica e sociale». A tal fine i presuli chiedono la fine della violenza e la messa al bando di «menzogne, odio, risentimenti e guerra di parole», e citando il profeta Isaia ricordano che la giustizia apre cammini di luce quando il pane viene condiviso con gli affamati e i bisognosi vengono aiutati. C’è quindi la necessità di processi di incontro, perdono e riconciliazione, con una purificazione della memoria «nella verità e nella giustizia». In questo quadro, propongono l’Anno Santo francescano come opportunità per iniziare un cammino di educazione alla pace e alla nonviolenza, divenendo strumenti di riconciliazione.

In un passaggio del documento la Conferenza episcopale venezuelana ricorda che la Costituzione stabilisce che «la sovranità risiede inalienabilmente nel popolo», esercitata attraverso il suffragio. In tale contesto viene osservato che tale sovranità «è stata violata» dalla mancata pubblicazione dei risultati dettagliati delle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024. Ma i vescovi mettono in guardia anche dalle interferenze esterne e dalla presenza di gruppi irregolari che controllano i territori, nonché dall’estrazione illegale di minerali nel sud del paese. E, per garantire l’autodeterminazione nazionale, propongono di «ricostruire le istituzioni democratiche, ripristinare l’indipendenza dei poteri pubblici», istituire organi elettorali credibili e garantire il controllo territoriale dello Stato, con la partecipazione dei venezuelani sia all’interno sia all’esterno del paese.

Riguardo alla scarcerazione di alcune persone ingiustamente detenute, i presuli la definiscono «un segno positivo» ma chiedono il rilascio completo di tutti i prigionieri politici. E riferiscono che stanno seguendo da vicino la proposta di legge sull’amnistia generale che, affermano, dovrebbe essere «ampia e inclusiva» per promuovere la riconciliazione nazionale. (giovanni zavatta)

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