Una riflessione proposta da don Marco Damanti

0

Negli ultimi anni, soprattutto sui social, si è diffusa una formula che accompagna necrologi, anniversari e ricordi dei defunti: “Ti voglio bene, ovunque tu stia”.

È un’espressione che a prima vista sembra gentile, ma in realtà rivela molto più di quanto appare.

Rivela il vuoto di fede di una società che non osa più pronunciare il nome di Dio, che non confessa più la risurrezione e che, davanti alla morte, preferisce rifugiarsi in un vago sentimentalismo.

Ma cosa significa dire “ovunque tu stia”?   Significa che non sappiamo, o non vogliamo dire,

dove il defunto si trova.  È un modo per sottrarsi alla verità dell’aldilà.

Come se la morte fosse una dispersione nell’universo, un viaggio in un altrove indefinito, senza direzione e senza giudizio.  In realtà, questa non è consolazione, ma smarrimento: lascia l’anima sospesa nel nulla e priva i vivi della certezza che la fede offre.

Il cristiano, invece, non parla così. Sa che oltre la morte c’è un incontro con Dio.

Sa che ogni uomo, subito dopo la morte, è posto davanti al giudizio particolare, e che il destino eterno non è “ovunque”, ma “davanti al Signore”.

La fede cattolica ci insegna con chiarezza che esistono il cielo, il purgatorio e l’inferno.

Non sono favole antiche, ma verità di fede. Dire “ovunque tu stia” è quindi non solo sbagliato, ma fuorviante:

è l’inizio di un neo-paganesimo travestito da tenerezza, dove la verità lascia il posto a un sentimento confuso.

Le parole della tradizione non sono formule tristi.

Dire “Riposi in pace” o pregare “L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua” è un atto di fede e di speranza. È ricordare che i defunti non sono perduti nel cosmo, ma affidati alla misericordia di Cristo, che nel suo Sangue ci ha redenti.

È riconoscere che la nostra preghiera può aiutarli, perché la comunione dei santi non finisce con la morte, ma si compie in Dio.

Chi ha fede non dice “ovunque tu stia”, perché sa bene dove i defunti si trovano: sono davanti a Dio.

E noi possiamo e dobbiamo pregare perché siano accolti nella luce eterna. Dire “ovunque tu stia” significa rifiutare la verità, smarrire la speranza, e costruire un linguaggio che, senza rendersene conto, fonda un nuovo paganesimo, fatto di stelle, venti e illusioni.

Davanti alla morte, il cristiano non inventa formule, ma confessa il Credo: “Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”. Questa è la vera consolazione, la vera speranza, la vera parola di fede.

Leave A Reply

Your email address will not be published.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More