Il Presidente Mattarella e la sua cultura del cattolicesimo democratico

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Sul Cattolicesimo democratico. Un’espressione che rimanda al pensiero politico di matrice sturziana, di cui è stato  grande leader il trentino Alcide De Gasperi.  Il quale si collega  al popolarismo del prete di Caltagirone don Luigi Sturzo (nella foto) che nel gennaio1919, aveva lanciato l’appello “Ai liberi e forti”, invitando tutti e soprattutto i cattolici,  non solo a non disertare la scena politica, ma anzi ad inserirsi con quei valori che Papa Leone XIII nel 1891,  aveva rilanciato con l’enciclica Rerum Novarum.

Un appello ripreso nel dopoguerra da De Gasperi ed altri, cattolici “militanti”, (come si chiamavano allora) tra cui Bennardo Mattarella, padre del nostro attuale Presidente della Repubblica, Sergio. I quali rifondarono il Partito Popolare di don Sturzo, chiamandolo  nel 1943  Democrazia Cristiana; un Partito  attivo per 51 anni, sino al 1994.  Partito che ha avuto un ruolo cardine nel secondo dopoguerra italiano e nel processo di integrazione europea.

Una ripresa del pensiero sturziano, all’inizio della vita democratico-repubblicana, salutare per l’Italia, quando non pochi si facevano allora abbagliare da quel messaggio comunista, che la storia dopo  appena pochi decenni si sarebbe incaricata di certificare come  liberticida e socialmente  illusorio.

Nell’attuale scenario politico, dopo i giorni travagliati in cui i cosiddetti 1009 grandi elettori non sono riusciti a trovare la maggioranza necessaria per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, sappiamo qual è stata la conclusione.

Si è reso necessario “pregare e supplicare” il Presidente uscente Sergio Mattarella  ad accettare un secondo mandato settennale.

Ed a questo punto, in questi giorni si torna a parlare del filone culturale del cattolicesimo democratico, a cui indubbiamente Mattarella appartiene.

Un filone culturale “di tutto rispetto”, come espressamente si sente ripetere in questi giorni in diversi dibattiti,  anche da parte di chi ha una visione politica completamente contrapposta, e che  in passato si diceva magari “ostile”.

Insomma il pensiero politico del cattolicesimo democratico se non il migliore, oggi viene considerato uno dei migliori.

Diversa poi è la valutazione delle persone che nella militanza politica dicono di incarnarlo. Nel senso che alcuni accolgono e vivono sia la forma che il contenuto, mentre altri accolgono a parole la forma, ma di fatto tradiscono il contenuto, cambiando anche a piacimento pure  il contenitore.

Il Presidente Sergio Mattarella viene riconosciuto unanimemente degno di rispetto perché saldamente e sinceramente ancorato ai principi sociali del cattolicesimo democratico.

E ne ha fornito ampia dimostrazione anche nel recente discorso pronunciato il 3 febbraio u.s. di fronte ai grandi elettori, dopo la sua elezione, avvenuta con un consenso tra i più alti  di questi 72 anni di storia repubblicana.

Fondamentale nel suo discorso il richiamo ai principi fondanti della Costituzione, con il richiamo al rispetto della dignità della persona.

E quando si offende la dignità di una persona, ha voluto dire Mattarella, si calpesta  la Costituzione su cui si fonda la nostra Repubblica.

Mancanza di dignità è non tentare di azzerare le  morti sul lavoro, non opporsi all’antisemitismo, praticare la violenza sulle donne, non interrogarsi sulle migrazioni, trascurare il diritto allo studio, non rispettare gli anziani, non contrastare la povertà, tenere le carceri sovraffollate….

Mentre dignità è  un Paese  non distratto di fronte ai problemi quotidiani, che le persone con disabilità devono affrontare….un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, dalla complicità di chi fa finta di non vedere…garantire e assicurare il diritto dei cittadini a un’informazione libera ed indipendente.

E quindi la dignità – ha concluso – è,   e  deve  essere  “come pietra angolare del nostro impegno e della nostra  passione civile”.

Diego Acquisto

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